Diario di un mammo #6

Oggetti stravaganti non identificati
– La top five del trash negli articoli per la prima infanzia –

“Dunque, esaminiamo la situazione: normalmente le vostre budella si ritroverebbero sparpagliate nel locale, ma per caso mi avete trovato in un periodo di transizione, perciò non voglio uccidervi, voglio aiutarvi”
Jules Winnifield in Pulp Fiction

Iniziamo da un finale, quello splatter del film Braveheart – Cuore impavido. Il patriota scozzese William Wallace, interpretato da Mel Gibson, è vittima di una lenta e sadica tortura da parte degli inglesi. W.W. ha solo una possibilità per scampare alla morte: chiedere “Pietà” ai suoi torturatori. Per ‘tagliare’ corto: lui fa il figo, grida “Libertà” rivolgendosi alla piazza gremita e, in segno di gratitudine, viene decapitato da un boia che certo non passava di lì per caso.
Al di là dei dialoghi e delle azioni che intercorrono tra i personaggi, questa sequenza propone una carrellata dei più rinomati strumenti di tortura dell’epoca, opere di una mente tanto geniale quanto perversa a cui s’inchinerebbe perfino il buon Dexter, uno dei più raffinati ingegneri del serial killing
Ok, direte voi, cosa c’entrano gli strumenti di tortura medievali con i neonati? Nulla per fortuna, diciamo soltanto che certi articoli per la prima infanzia ricalcano perfettamente l’indole pulp-trash di certi articoli per la prima agonia. E’ il caso del tiracaccole, medaglia d’oro di ‘trasheria’ agli assoluti della prima infanzia.
Devo ammettere che se prima di sapere cosa fosse i miei amici più sadici mi avessero detto: “Sai che in quella scena Wallace è stato torturato anche con un tiracaccole?”, io ci avrei creduto su due piedi. Non a caso, la prima volta che la mia compagna ha proferito le seguenti parole “Facciamo-un-salto-a-comprare-il-tiracaccole”, mi si è ‘borchiato’ il cappuccio della felpa e sono finito, come un Assassin creed qualunque, tra le comparse incappucciate di Braveheart per gridare tuttincoro “Pietà, pietà, pietà”… Pietà non per il buon Wallace di cui, come a loro, non m’importa una cippa, ma per la mia pupa, sangue del mio sangue, che da padre ignaro e inesperto qual ero ho creduto di dover sottoporre a una delle peggiori terapie punitive.
Il famigerato tiracaccoleCon il tempo e soprattutto con la pratica sono andato oltre le mere apparenze fino a diventare un vero esperto in ‘materia’. Cos’è dunque questo maledetto (o benedetto) tiracaccole? Si tratta di uno strumento che restituisce al pupo la libertà non dagli invasori inglesi, ma dagli apolidi e ben più ostici grumi mucosi. In pratica funziona così: scegliete un momento di quiete propizia, con nonchalance infilate il tubicino in una sua narice a vostra scelta e, se l’ignara vittima non dimena la testa come una trottola impazzita, cominciate ad aspirare con disinvoltura le sue caccoline. Quest’ultime (e qui dobbiamo ringraziare l’avvento dei Lumi) verranno poi raccolte da un filtro intercambiabile posto a qualche centimetro dalla vostre labbra.
Il tiracaccole è uno strumento un po’ invasivo e dall’estetica non certo aggraziata, ma ex post, visti i benefici che produce, viene soltanto da domandarsi chi gli avrà attribuito un nome così truce. Le mie ipotesi sono tre: Thomas Millian in arte ‘Er Monnezza’, Ozzy Osburne in preda a un delirio semantico o, per ‘rientrare’ nella pellicola iniziale, il boia più splatter di Edinburgo. Certo è che, anche se la sua identità resta ignota, l’inventore del termine ‘tiracaccole’ deve averne combinate almeno altre due, entrambe d’alta scuola e quindi meritevoli dei gradini più bassi del podio. Al secondo posto, infatti, troviamo il paracapezzoli, una tettarella in lattice che, posizionata sul capezzolo materno, protegge la mamma dalla ferocia acuminata della creatura. Di primo acchito, anche il paracapezzoli mi ha catapultato nel cruento passato, ai confini tra la storiografia e la mitologia nordica. Provate a far partire da iTunes La Cavalcata delle Valchirie di Wagner e, appena la vostra compagna indosserà il paracapezzoli, in men che non si dica la vedrete trasformarsi nel team-leader delle divine Valchirie, le guerriere figaccione con le puppappera.
Se il secondo classificato per certi versi fa sesso al povero compagno sempre meno maschio e sempre più padre, il terzo classificato fa senso e smorza ogni ipotetico slancio. Restando in tema di allattamento, troviamo infatti il famigerato tiralatte. Se in vista del vostro rinascimento sessuale, imboscavate nei sentieri più dimenticati  della memoria qualche vago ricordo delle notti brave con la vostra compagna, osservandola nell’atto del mungersi vi iscriverete d’ufficio al programma ideato per voi dalla Lacuna Inc, l’azienda fittizia che cancellava i ricordi spiacevoli nel film Se mi lasci, ti cancello. Trash di nome, trash di fatto, il tiralatte è un vero e proprio spremitore (presente sui migliori scaffali in versione manuale o elettronica), che non solo consente alla mamma di nutrire il piccolo in differita (magari durante una partita di calcio in diretta), ma permette al ‘papi’ di smontare le più radicate teorie sulla genesi umana fino a porsi domande del tipo: se l’uomo discende dagli avi di King Kong, la donna deriva forse dagli antenati della Mucca Carolina? Bando all’ironia spiccia, l’occasione è comunque un buon pretesto per sensibilizzarsi definitivamente sui malefici dell’allevamento intensivo.

Fuori dal podio, ma in posizione di assoluto rispetto nella top five, si evidenziano articoli di interesse scientifico per le accademie lombrosiane, come il cuscino antisoffoco (il cui nome spiega la funzione principale), un parallelepipedo in gomma piuma che sembra bucherellato ad arte dal nipotino designer del Mostro di Dusseldorf. A ruota, segue la famigerata cinghia-guinzaglio, sì avete letto bene, la cinghia-guinzaglio per i primi passi, che in teoria serve ad aiutare il piccolo ad acquisire la prima indipendenza deambulatoria, ma in pratica lo costringe a compiere soltanto i primi passi prima di essere stoppato dagli esausti genitori, poco propensi ad assecondare la potenza esploratrice dell’erede.
Quinti a pari merito, least but not last, ecco i famigerati gommotti, pupazzetti dall’ergonomia sospetta che servono ai pupi per ‘bucare’ le gengive. I gommotti, esseri multiforme che rappresentano una via di mezzo tra i Gormiti al primo stadio e alcuni mostriciattoli animati da Hayao Miyazaki (vedere ‘La città incantata’), sembrano dotati di vita propria perché con l’andare del tempo prendono possesso di ogni interstizio domestico. In una giornata tipo li potete trovare sullo sportellino del televisore, dentro al portauova del frigo, sotto le lenzuola, sopra il tappetino del mouse, nel bidet o, più raramente come in questo istante, in bocca alla creatura… A proposito, la pupa si sta avvicinando alla velocità della luce sospinta dal suo fantasmagorico girello. Eccola a un passo, mi fa una pernacchia. Grazie eh! Rimedia all’istante con un sorriso a cinque denti che non posso ignorare. Vieni qui dal tuo papozzo. Mi trovo costretto a interrompere qui la mia dissertazione sugli oggetti stravaganti non identificati per andare a giocare con il soggetto stravagante che ho identificato all’anagrafe.

© Il testo è una produzione originale di Andrea Pegolo (aka SynthWriter). E’ possibile divulgare l’articolo su internet citando la fonte (sito o link diretto), chiedendo il permesso all’autore.

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2 commenti

  1. ciao Andrea,
    in ungheria il tiracaccole si attacca all’aspirapolvere…. altroché “terapie punitive” 🙂 Fino a poche settimane fa non avevo il corraggio di usarlo, perché avevo paura che potesse tirar fuori anche il cervello del povero bimbo. Poi bimbo raffreddato=bimbo molto noioso e dopo la prova del tiracaccole elettrico (che costa un patrimonio), e quello a mano (che vale un c..zzo) avevo due scelte: subito in farmacia e prendere o quello che si aspira con la bocca della povera mamma disgraziata o rischio aspiro cervello ma il funzionante e attacco all’aspirapolvere. Il pensiero di aspirare il naso anche di mio bimbo con la bocca mi riempiva di ansia e ancora di piú nausea perció é vinto l’aspirapolvere del nasino (nome ufficiale del mostro) che penso meriterebbe il premio Nobel. Funziona, e dato che ha qualcosa che comunque non permette ad aspirapolvere di svuotare tutta la testa del povero piccolo non fa neanche male, ma in 2 secondo toglie la caccola e vedo solo il bimbo che respira sorridente 🙂
    Complimenti per la piccola é davvero uno spettacolo. Ciao e saluti!
    Monika

    1. Sì sì, anche io faccio uso quotidiano del tiracaccole (il cui nome ufficiale è aspiratore nasale), e menomale che esiste! All’inizio mi inquietava solo il nome, poi abbiamo fatto amicizia 🙂

      Grazie mille per i complimenti e complimenti anche a te per il tuo bimbo!
      Ciao e a presto! 🙂

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