Il @PifferaioMagico

(N.d.A. Quanto segue è una sorta di “upgrade” della celebre favola “Il Pifferaio Magico” ai nostri tempi. Tempi ambigui, in cui nuove tecnologie e strumenti di comunicazione danno spesso origine a situazioni grottesche e paradossali. La fiaba originale del XIII secolo, che appartiene alla tradizione tedesca ed è stata trascritta anche dai fratelli Grimm, può essere letta qui)

C’era una seconda volta, dopo un radicale upgrade, una tranquilla e ridente smart-city di nome Hamelin. I suoi abitanti erano sempre vissuti felici e connessi grazie alle reti wi-fi offerte gratuitamente dal Comune, fino a quando, un brutto giorno, l’armonia cessò.
Leggendo le righe seguenti scoprirete il perché e, se questa favola dei nostri giorni vi insegnerà qualcosa, vi esorto a condividerla cliccando sulle apposite icone social.

Firewall abbattuti, connessioni boicottate, password rubate sono misfatti ormai all’ordine del giorno qui ad Hamelin, da quando le vie telematiche sono state invase dai topi… informatici!
Si intrufolano in ogni dove: pc, tablet, smartphone e addirittura smart-tv. Centinaia di finestrelle pop-up spuntano da ogni angolo del display e più gli internauti cercano di chiuderle più queste si riproducono a cascata.
I cittadini, esasperati, hanno così deciso di rivolgersi direttamente al sindaco per esortarlo a pubblicare sul sito istituzionale quanto meno una guida alla risoluzione dei problemi.
Il passaparola si è rincorso sui social network e la cittadinanza tutta in questo momento è radunata davanti ai monitor per chiedere lumi al primo cittadino, in videoconferenza…
“La città è piena di topi infomatici!” gridano tutti infuriati, dopo aver settato correttamente le impostazioni audio di Skype. “Ormai ci sono più topi informatici che bimbi smanettoni! Bisogna trovare presto una soluzione!”.
Il sindaco dalla sua finestra abbozza un sorriso, cercando di mostrare il pieno controllo della situazione. La verità però è un’altra: la faccenda gli è davvero sfuggita di mano e il primo cittadino, aiutato dai suoi collaboratori, non può far altro che barcamenarsi come un disperato da un forum all’altro alla ricerca di case history analoghe. Tutto inutile: quello che succede ad Hamelin pare un fatto più unico che raro.
Oppresso da un profondo senso di impotenza, il sindaco finge un problema audio e tronca all’improvviso la videoconferenza con la cittadinanza.
Mentre alza gli occhi al soffitto alla ricerca di un santo a cui votarsi, dal suo account Twitter sopraggiunge un bip di notifica, che segnala un messaggio diretto nell’inbox. All’inizio, il primo cittadino si mostra titubante: “Chi sarà mai? L’ennesimo topo informatico o uno dei tanti cittadini inviperiti?”. Poi, spinto anche dalla curiosità, decide di andare incontro al suo destino e aprire la casella dei messaggi.
“Possiamo diventare mutual follower @SindacodiHamelin?”
“Volentieri @PifferaioMagico” risponde il sindaco senza pensarci due volte, intimorito da un’eventuale ritorsione.
Il primo cittadino resta folgorato dalla curiosa thumbnail di @PifferaioMagico e clicca per ingrandirla. Dentro al riquadro c’è un buffo personaggio con vestito azzurro a righe orizzontali, scarpe arabeggianti e cappello piumato.
“Sono venuto a liberare le reti metropolitane dai topi informatici. Ho un dono: la mia musica virale può attirare milioni di topi!” precisa con un altro messaggio.
“@PifferaioMagico Allora tu sei la mia salvezza! Una manna dal cielo!” replica il sindaco. Poi prosegue la conversazione con un secondo tweet per bypassare il limite dei 140 caratteri imposto dall’azienda di San Francisco. “Arrivi proprio al momento giusto! Se riuscirai davvero a far sparire tutti questi topi informatici, ti ricompenserò via pay-pal, promesso!”.
“Non preoccuparti, presto ti invierò un tweet per comunicarti il buon esito dell’operazione” risponde sicuro di sé il Pifferaio magico, che poco dopo prosegue: “Vedrai, in meno di un’ora disinfesterò tutte le reti di Hamelin!”
Cinguettato ciò, l’estemporaneo influencer si congeda dal sindaco e, forte dei segreti svelati dall’ebook del guru di turno, ingegna in quattro e quattr’otto una campagna di viral marketing su Twitter.
Dopo essersi puntato addosso la webcam, dando il via alla registrazione, il piumato apre la mob-app iPiffero sull’iPhone e inizia a soffiare dolcemente sul microfono integrato. Pfff… Pfff… Dall’apparecchio si diffonde una melodia gioiosa e onirica che ben presto spopola sul web, grazie all’hashtag sponsorizzato #DisinfestazioneHamelin.
I cittadini di Hamelin, incuriositi dal vedere la loro città nei topic trends, seguono con grande interesse i cinguettii degli altri utenti e si accorgono ben presto che si sta verificando un fatto straordinario: come per magia una marea di topi informatici invade la timeline a forza di retweet, uscendo così allo scoperto.
Di lì a poco, il Pifferaio magico risale ai numeri iP dei manigoldi, grazie a un potentissimo software di ip-tracking, e li consegna alla polizia informatica affinché possa risalire facilmente all’identità di ciascuno.
In pochi minuti tutti i topi informatici spariscono e le reti wi-fi tornano a essere invulnerabili, come ai bei tempi, per la ritrovata felicità di grandi e piccini.

Dopo aver constatato l’effettivo ritorno alla normalità, il sindaco si prende tutto il merito dell’operazione e ufficializza la notizia via Twitter: “Oggi, grazie al vostro sindaco, Hamelin è stata definitivamente ripulita dai topi informatici!  #DisinfestazioneHamelin”.
Qualche secondo dopo, dagli altoparlanti istituzionali si diffonde un bip di notifica.
“@SindacodiHamelin Tutto risolto, come promesso! “
Il sindaco replica facendo lo gnorri: “@PifferaioMagico, posso fare qualcosa per te?”
“@SindacodiHamelin, le ricordo il compenso pattuito”
“@PifferaioMagico COMPENSO? MA DI COSA STAI PARLANDO? NON HO PROMESSO NULLA” scrive il sindaco tutto in maiuscolo per fingere meglio il suo disappunto.
“@SindacodiHamelin, AVEVI DATO LA TUA PAROLA D’ONORE! Se avessi liberato la città dai topi informatici, sarei stato ricompensato via Pay-Pal!” replica il Pifferaio piuttosto seccato.
“@PifferaioMagico Non mi ricordo di averti mai detto ciò, LOL”. Il sindaco imbroglione prosegue: “In ogni caso ora tutti i topi sono stati condannati e non torneranno più. Ti ringrazio, ma hai fatto solo il tuo dovere”.
“FAI ATTENZIONE #sapevatelo” scrive con tono minaccioso @PifferaioMagico “Non prenderti gioco di me, potrei suonare una melodia molto diversa ^_^”
Senza aggiungere altro, il buffo personaggio chiude la conversazione con quella strana faccetta e, in men che non si dica, annuncia ai quattro venti su Twitter, Facebook, Google Plus, Tumblr e sul suo cliccatissimo blog l’organizzazione di un flash mob per il giorno seguente.

L’indomani mattina il Pifferaio magico scende in città e, dopo aver fatto colazione al web-café, si dirige con passo spedito verso Piazza Steve Jobs, il sito (reale!) più frequentato di Hamelin. Lì, proprio sotto la statua dell’inventore della Mela, estrae l’iPhone dalla tasca. Si ferma a pensare, come per ricordare una melodia, poi attacca a spifferare una canzone degli One Direction.
All’improvviso tutti i bimbi, ma proprio tutti, si precipitano fuori dalle aule computer e, ammaliati da quel suono magico, non possono far altro che ballare seguendo i passi di quel buffo omino dal cappello piumato.
Ben presto, un corteo pittoresco di centinaia bambini sfila per tutta la città, dal centro fino alla periferia, e poi ancora oltre. Supera la prima cintura, i paesi limitrofi, l’aperta campagna… La musica trascina i bimbi sempre più lontano, verso luoghi incantati e incontaminati che i piccoli smanettoni continuano a riprendere estasiati con i loro dispositivi touch-screen, taggandosi a vicenda.
Giunti ai piedi dell’immensa montagna con i ripetitori, però, ogni tecnologia cessa di funzionare. Il Pifferaio lancia l’iPhone contro la pietra più aguzza ed estrae dalla bisaccia un vero flauto in legno. Si ferma a pensare, come per ricordare una melodia, poi appoggia lo strumento alle labbra ed esegue un celebre fraseggio del flautista Ian Anderson, leader dei Jethro Tull. La montagna comincia a tremare, mentre una porta in pietra lentamente si apre.
Il pifferaio si addentra nella pancia della montagna e tutti lo seguono. Soltanto un bimbo rimane indietro: ha perso tempo a settare la risoluzione della fotocamera. È così lontano che il suo iPhone funziona ancora. “Ehi, Pifferaio, bambini, aspettatemi! Voglio venire anch’io con voi!” grida, ma la misteriosa porta di pietra ormai si è chiusa da un pezzo.
In quel momento, seguendo i check-in geolocalizzati che i figli avevano pubblicato su Foursquare, i genitori arrivano di corsa a un centinaio di metri dalla montagna, ma trovano solo quel bambino che singhiozzando racconta loro l’accaduto.
Aspettano lì fino a tarda sera, ma nessuno risponde, né a voce né agli sms. I genitori, pervasi da un profondo senso d’impotenza, decidono così di tornare a casa.

L’unico bambino rimasto ad Hamelin è l’emblema della tristezza. Ha campo e connessione, ma si sente terribilmente solo senza nessuno con cui chattare o sfidare a Ruzzle. Così, all’alba del giorno seguente, dopo aver disattivato accuratamente il GPS dal cellulare, si allontana da casa e imbocca il sentiero che conduce alla montagna con i ripetitori.
Giunto al cospetto della grande porta in pietra, tira fuori dal taschino un piccolo piffero in legno, che si era costruito da solo grazie a video-tutorial su Youtube, poi esegue l’allegra melodia del Pifferaio.
A un tratto, dall’altra parte, un piffero risponde ai suoi fraseggi. Il bambino riprende a suonare e il piffero risponde ancora. La roccia della montagna trema come prima e la grande porta lentamente si apre. All’improvviso sbucano fuori tutti i bambini, che, dopo aver abbracciato il loro amico, iniziano a rincorrersi, felici e spensierati, per i prati verdeggianti.
“Il Pifferaio desidera parlarti” dice uno di loro al bambino con il flauto.
Il piccolo entra senza timore nella montagna con i ripetitori, desideroso di scoprire il segreto della musica magica.

Intanto ad Hamelin non vola una mosca, senza bambini per le strade il clima è davvero spettrale. Fatta eccezione per il piazzale antistante al Palazzo Comunale. Lì i genitori stanno dando vita a un sit-in contro il sindaco.
All’improvviso, tra un coro di protesta e l’altro, si ode da lontano un allegro vociferare. Tutti i cittadini si girano d’istinto verso la campagna e, alla vista di ciò che sta succedendo, le espressioni rabbiose lasciano spazio a sorrisi distesi: oltre trecento bambini, i loro bambini, corrono mano nella mano verso la città. Cantano, ballano e saltano allegramente, preceduti dal loro piccolo eroe. Il bimbo con sguardo fiero e soddisfatto stringe tra le mani un meraviglioso flauto professionale, identico a quello dell’uomo con il cappello piumato.
Quando i bimbi si ricongiungono con i genitori la gioia è indescrivibile. Sono accolti da baci, carezze, abbracci e altre mille manifestazioni d’affetto. Figli e genitori non erano mai stati così in armonia e, per le vie di Hamelin, non certo quelle telematiche, tutti gridano con il cuore colmo di felicità (e senza l’ausilio di Facebook): “Mi piace, mi piace, mi piace!”.

Ad Hamelin la festa proseguì per tre giorni e tre notti. Il mondo intero ne fu testimone in live streaming. I bambini, però, non raccontarono mai cos’era successo davvero nella montagna con i ripetitori. Solo uno di loro, intervistato da una web radio, sostenne che in quell’occasione i Jethro Tull si erano esibiti in una performance epocale. Il bambino caricò anche un video su Youtube (codice identificativo: ZVv3mVBzmN4). Un fake o una prova autentica? Fatto sta che l’accaduto non fu avvalorato da ulteriori testimonianze e finì per essere etichettato dagli esperti come “bufala del web”.
Il sindaco, invece, imparò a mantenere le promesse e versò al Pifferaio magico un compenso più che gratificante! Per ringraziarlo, il buffo personaggio dal cappello piumato si auto-nominò, alle successive elezioni, suo eminentissimo Spin doctor & Social media specialist. Inoltre, compose e registrò in sala il nuovo inno del partito.
I cittadini ammaliati da quelle note rielessero il sindaco online, manco a dirlo, all’unanimità.

 

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