Diario di un mammo #6

Oggetti stravaganti non identificati
– La top five del trash negli articoli per la prima infanzia –

“Dunque, esaminiamo la situazione: normalmente le vostre budella si ritroverebbero sparpagliate nel locale, ma per caso mi avete trovato in un periodo di transizione, perciò non voglio uccidervi, voglio aiutarvi”
Jules Winnifield in Pulp Fiction

Iniziamo da un finale, quello splatter del film Braveheart – Cuore impavido. Il patriota scozzese William Wallace, interpretato da Mel Gibson, è vittima di una lenta e sadica tortura da parte degli inglesi. W.W. ha solo una possibilità per scampare alla morte: chiedere “Pietà” ai suoi torturatori. Per ‘tagliare’ corto: lui fa il figo, grida “Libertà” rivolgendosi alla piazza gremita e, in segno di gratitudine, viene decapitato da un boia che certo non passava di lì per caso.
Al di là dei dialoghi e delle azioni che intercorrono tra i personaggi, questa sequenza propone una carrellata dei più rinomati strumenti di tortura dell’epoca, opere di una mente tanto geniale quanto perversa a cui s’inchinerebbe perfino il buon Dexter, uno dei più raffinati ingegneri del serial killing

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Diario di un mammo #5

Quando scappa, non puoi scappare

“Quando si è nella merda fino al collo non resta che cantare”
Samuel Beckett

C’era un cantante in auge qualche anno fa, nella scena del satyric-rock italico, che si fregiava di aver scritto un pezzo intitolato ‘Piede sulla merda’. Lui si chiamava e si chiama Cristian Bugatti, in arte Bugo. Il ritornello della sua canzone, contenuta nell’album ‘Dal Lofai Al Cisei’, faceva più o meno così “Ho messo un piede, un piede sulla MERDA. Messo un piede, un piede sulla MERDA”. Al di là della base musicale, un carico ma banale rock blueseggiante, mi rimase impressa la disinvoltura e la nettezza con cui Bugo (‘il’ Bugo come si dice dalle sue parti) proferiva la parola ‘MERDA’ e la sportività con cui accettava, nel testo, di aver pestato incidentalmente quella MERDA per strada.
Bene, questa canzone comincia a risuonarmi in testa, attraverso una sorta di revival freudiano, ogni qual volta la mia piccola Stella diventa rossa come un peperoncino di Chalabriahh e al contempo emette mugugni mefistofelici degni di una delle ultime canzoni di Carmen Consoli. Quando succede, devo prepararmi al peggio…

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Diario di un mammo #4

Eppur si muove… figurati se dorme!

Se un corpo A esercita una forza F su un corpo B, allora il corpo B esercita una forza -F sul corpo A”  Terza legge del moto di Newton

Stai fissando da trenta secondi un punto vuoto sullo scaffale, lassù tra il barattolo di acciughe all’olio d’oliva e la scatoletta di sgombri al naturale. “Hey tu, dico proprio a te davanti allo scaffale, ai soci sono riservate straordinarie offerte. Succhi di frutta, fusilli e strozzapreti, pizze surgelate, tavolette di cioccolato e molto altro ancora, tutto a prezzi ribassati!”  La voce artefatta e truffaldina del tuo supermercato di fiducia ti ha appena informato sulle offerte giornaliere, quanto basta per spezzare lo stato di trance e accorgerti in un improvviso slancio di lucidità che stai dondolando il carrello della spesa come fosse il passeggino. Gelo. Sprofondi nell’imbarazzo: dentro non c’è tua figlia, rimasta a casa con la mamma, ma un solitario microscopico cubetto di burro che se solo avesse gli occhi si mostrerebbe attonito e terrorizzato. In quel momento, quatto quatto, ti guardi intorno e realizzi che per grazia delle natiche quasi nessuno ti sta guardando. Sospiro di sollievo… hai appena evitato una figuraccia di quelle super. Solo una mamma con bimba cresciutella al seguito ti lancia uno sguardo d’intesa, ma poco dopo esplode in una sghignazzata alla Fantaman che si cristallizza in un gelido e cinico loop dentro il frigo dei surgelati…

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Diario di un mammo #3

Poltergeist neonatale: a volte ritornano

Stai giocherellando con la tua ‘patatozza’. Lei ti guarda dritto negli occhi, ride a più non posso, si dimena come un clown imbottito di caffeina e quando la solletichi decanta in rima ‘sbavata’ versi beffardi di un giullare della Kamchatka. In questo momento, per lei non ci sei che tu. Solo e soltanto tu nell’universo. Ti senti importante, indispensabile: spensieratezza, pace interiore, gioia di vivere della tua pupa dipendono soltanto dalla maestria circense del papi. A un certo punto però, tu, il grande equilibrista, cominci a barcollare perché il filo pian piano si sposta, proprio come il suo sguardo. Poco fa eri l’assoluto protagonista del suo divertimento, ora sei declassato a semplice comparsa della sua indifferenza… Lei è immobile, ha gli occhi spalancati e la bocca aperta in segno di estasi. Cosa cattura la sua attenzione? Che diavolo sta fissando? Per cercare risposte certe, segui con l’indice teso la traiettoria lineare del suo sguardo, ma tutto quello che trovi, alla fine, è il gelido bianco all’acqua del soffitto… Se flirtasse con un pupazzo multicolor o contemplasse un’astrusa cineseria, accetteresti lo sgarbo con filosofia, ma il soffitto bianco no, no e poi no: è troppo low-profile per entrare in competizione con te!
Allora le tenti tutte pur di dare un senso a questo nulla apparente, fino a quando nella tua mente si insinua un dubbio sottile e un po’ inquietante: se lei vedesse cose che tu non puoi vedere? [Musichetta di X-file con Mulder e Scully che arrivano sgommando sotto casa tua]

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Diario di un mammo #2

Meglio una pila di libri che una pila di pile

“Ci dev’essere una specie di cartello tra le imprese che producono giocattoli e quelle che producono pile”

Alla domanda “Ma tu non vuoi un figlio?” sono molti i giovani adulti della mia generazione che rispondono “Certo, ma come lo mantengo?”. Sono convinto che la maggior parte delle volte questa risposta celi delle paure poco note ai diretti interessati, perché, anche se siamo in recessione e lo Stato non agevola la procreazione, un figlio solo te lo puoi permettere, a costo di tirare talmente tanto la cinghia da diventare una clessidra umana.

Detto ciò, i figli costano e per il loro mantenimento vige l’ormai celeberrima ‘successione di Fibonacci‘, tanto cara a matematici e torinesi: uno solo costa per uno, due costano il triplo, tre costano il quintuplo e così via.

Tra pannolini, salviette, cremine (per il viso, per il culetto, per i piedini, per gli avambracci, per i polpacci), pupazzi, biberon, vestitini, passeggini, altalene, pediatri, asili, bla bla bla c’è una spesa che prima della nascita di mia figlia Stella non avevo mai lontanamente preso in considerazione: quella per le pile. Stilo, mini stilo, torce, mezze torce, 9-volt, a bottone, etc… Euri ed euri spesi in pile per consentire al materialistico mondo estrinseco di prendere magicamente vita e interagire in modalità semi-automatica con l’energico pargolo…

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Diario di un mammo #1

L’ossessione delle somiglianze

È una catena (genetica) ormai che scioglie il sangue dinte vene sai

Tra le tante futili disquisizioni intavolate da familiari e amici di due neogenitori, ci sono senza dubbio quelle relative alle somiglianze. Prima di addentrarci nella comprensione del fenomeno ‘la creatura assomiglia sempre a qualcuno’, preferisco mimetizzare l’identità di chi verrà chiamato in causa per preservare l’incolumità di chi scrive. Inoltre, tanto per condire il racconto con un po’ di simpatia pseudopartenopea, ‘meridionalizzeró’ nomi e cognomi. Da questo momento in poi, per esempio, mia figlia Stella Luisa Pegolo si chiamerà Carmelina Assunta Carpione e i suoi genitori Ciro Carpione e Consolata Pesce in Carpione…

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