Dal vangelo secondo Tonino

Oggi giravano e rigiravano come anguille, in quel di Torino-San Paolo, gruppetti sparpagliati di donne in avanzato stato di decomposizione. Avvicinavano i passanti con l’ intento di consegnare loro un microscopico flyer, con su scritto a caratteri cubitali “Gesù ti ama”, e attaccare bottone (l’argomento della chiacchierata, come facile intuire, non era a scelta). Le donne, che d’ora in avanti saranno soprannominate “le profete”, si mostravano piuttosto coinvolte nell’esercitare la mansione di stagiste per Lor Signore. Viste le smorfie incarognite, poi, era evidente il loro viscerale disappunto quando qualche miscredente osava respingere al mittente il bieco messaggio d’amore (impresso su carta straccia venti grammi, un materiale da PagineGialle, che, anche senza bisogno di miracoli, qualcuno è perfino riuscito a strappare col pensiero)…

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Tanto fumo e niente Ariosto

Spengo la sigaretta ed entro da uno dei miei quattro tabaccai di fiducia, l’unico che non arriva al bancone con il mento, ma soprattutto l’unico che sugli scaffali mostra in bella vista il neonato tabacco White, rinomato per il prezzo basso tra gli hand-roller più attenti all’attualità.

– Salve.
– Buongiorno.
– Vorrei del tabacco White, quello senza marca, poi un pacchetto di smoking blu corte e uno di filtri slim OCB.
– Ecco a lei. Uhm… sono sei e cinquanta.

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On the road (comic version)

“Si può sempre andare oltre, oltre non si finisce mai”
Jack Kerouac (Sulla strada)

Guidare in lungo e in largo sulle autostrade dello stivale è un’occasione preziosa per chi, come me, si nutre di spunti occasionali per interpretare il mondo in cui vive. Qualche giorno fa, mi trovavo sulla Torino-Piacenza, anche se nel mio caso si trattava della Piacenza-Torino. Per le autostrade infatti non vige la proprietà commutativa, cambiando l’ordine dei fattori il casello cambia.
Ebbene, dopo chilometri e chilometri trascorsi quasi tutti in rettilineo, capito a fagiolo su una radio che passa ‘Strada facendo vedrai che non sei più da solo’. La canzone è una vera merda per i miei gusti, ma come dicevo capita a fagiolo perché, dopo aver alzato gli occhi al cielo per rimarcare il paraculismo baglioniano, mi imbatto su un cartello informativo della Società Autostrade che recita più o meno così ‘Attenzione, forti raffiche di vento, tenere saldo il volante’. Che bello, penso, lo Stato tanto vituperato si preoccupa della mia incolumità fisica! Mi sento un cittAdino con la ‘A’ (di automobilista) maiuscola. Dopo cinque minuti e dieci secondi, la lagna di Baglioni è finita per fortuna e inserisco il mio cd ‘mix viaggio 2011’ che inizia con Corduroy dei Pearl Jam, l’ideale per darmi la carica. Pigio l’acceleratore a manetta come se fosse la pedalina di una Fender Stratocaster. Il contachilometri segna 150km/h! Cazzo! Per fortuna un altro cartello mi suggerisce, con un lessico quasi paterno, di limitare la velocità per non rischiare la vita…

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Io mi drogo… di rafano!

Questo articolo è dedicato a tutti i denigratori del rafano, più o meno il 99,99% della popolazione, a tutti i mancati neofiti che dicono ‘Bleah’ senza neanche sperimentare, a tutti quei fighetti che conoscono il wasabi, ma non sanno cos’è il rafano.

Ve lo ricordate il film Into the wild, tratto da una storia vera? Il giovane Christopher McCandless, appena uscito dal college, decide di abbandonare la sua famiglia e la tipica vita da teenager americano per ritrovare il vero ‘io’ a stretto contatto con la natura. Il suo tentativo riuscirà solo in parte perché alla fine, dopo aver inghiottito una radice mortale, ammetterà il valore di quell’ ‘io sociale’ tanto denigrato in precedenza.
La parte più drammatica del film è sicuramente la lenta agonia del protagonista che, dopo aver riconosciuto l’immagine della pianta fatale sulla sua enciclopedia, realizza che non c’è più niente da fare. Solo e sperduto nelle ‘terre selvagge’ ha i giorni contati. Di lui ci restano un diario, una pellicola fotografica e una frase incisa sulle pareti del suo rifugio, il magic bus: ‘La felicità è reale solo se condivisa’…

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Tecnologia canaglia!


…che ti prende (di sorpresa) proprio quando non vuoi

Ogni tanto la tecnologia si ribella al controllo dell’umano, ma certe volte esagera.
Comincia tutto la mattina presto di un giorno infrasettimanale quando un candido e immacolato A4 si inceppa nelle diaboliche morse di una Epson Sty(cazzi)lus. Per toglierlo, manco a farlo apposta, riesci a compiere una serie di azioni talmente inappropriate da mettere in allerta tutta la protezione civile. STRAPPP!
Ci vuole un’ora (la famosa ora et labora) per aggiustare la stampante: dis-installazione driver(quattro volte) e relativa re-installazione (tre volte), pulizia automatica delle testine (cinque volte con relative prove di stampa), pulizia manuale con straccetto imbevuto d’acqua santa e microcacciavite strategico alla McGyver (due volte). Quando ti sembra di aver risolto tutto, c’è un nuovo imprevisto. Per tua sfortuna hai un PC Windows e la macchina si impalla dopo il ri-avvio: lo schermo diventa tutto nero con un beffardo underscore (_) che lampeggia in alto a sinistra. Avessi avuto un Mac Osx ti sarebbe successa l’identica incresciosa situazione, ma almeno ti saresti consolato contemplando in estasi il design dell’oggetto…

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C’era una volta un grande naviglio

Qualche giorno fa sono capitato per sbaglio su un servizio del tg5 che raccontava di tutta quella marmaglia che si è spostata all’Isola del Giglio soltanto per farsi fotografare vicino al relitto della Costa Crociere. Il fenomeno si chiama in gergo ‘turismo dell’orrore’ ed è, ahimè, molto italiano.

Pervaso da un forte senso di schifo, in quel momento ho pensato: se mia figlia avesse quattro anni e mi chiedesse spiegazioni su quello che sta succedendo, come potrei risponderle? Forse così…

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Spam-mare nostrum

Ok, lo ammetto, circa dodici anni fa ci sono cascato la prima volta. Lei era Bielorussa appena sbarcata in Italia, con una storia tragica alle spalle, lutti, gravi malattie, povertà estrema. Drammi che l’avevano segnata in modo indelebile ma solo dentro perché fuori restava una gnocca di immacolato splendore. Almeno a giudicare dalla foto che mi aveva inviato per e-mail. Le ho risposto in inglese stentato offrendole la mia salda mano per riaggrapparsi tenacemente alla vita e uscire da questa situazione intricata…

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